Per la penultima gara della stagione, negli Stati Uniti, sono stati scelti i P Zero Orange hard e i P Zero White medium, stessa combinazione scesa in pista lo scorso anno. Austin è un circuito estremamente variegato, che alterna settori veloci, con bruschi cambi di direzione, a parti più tecniche e lente, dove è fondamentale la trazione.
Il commento del Direttore Motorsport Pirelli, Paul Hembery: “Gli pneumatici hard e medium rappresentano la combinazione migliore per i 5,513 km del circuito americano: infatti, su questo tracciato, viene scaricata molta energia sugli pneumatici, è quindi essenziale poter contare sulle mescole più dure del range. Quando molta energia viene dispersa attraverso le gomme, infatti, si ha un accumulo di calore che ne aumenta usura e degrado. Quest’anno le mescole sono in linea generale più morbide, quindi ci aspettiamo una gara a due soste a seconda anche di come evolverà il circuito. Pur essendo novembre, ci aspettiamo un clima abbastanza caldo: anche questo avrà degli effetti sul degrado. Lo scorso anno la Formula 1 ha ricevuto un benvenuto davvero fantastico dal pubblico americano che ha reso la gara indimenticabile, e non vediamo l’ora di tornare in un Paese così pieno di fan della F1”.
Il commento di Jean Alesi: “Il GP degli Stati Uniti nel 1990 è stato il mio primo vero gran premio corso con pneumatici Pirelli, con la Tyrell, una gran bella gara per me. Allora, le norme in materia di sviluppo delle gomme erano completamente aperte: venivano fissate solo le dimensioni, per il resto i produttori potevano fare quello che volevano. Corsi tutta la gara senza neanche una sosta, con le gomme Pirelli, mentre gli altri dovettero fermarsi. Fu una performance davvero incredibile che sorprese molte persone: sono stato in testa per molti giri e alla fine sono arrivato secondo alle spalle di Ayrton Senna che guidava una ben più potente McLaren-Honda! Ovviamente, il GP degli Stati Uniti di oggi è molto diverso. Lo scorso anno, il primo di Austin, fu un vero show, il paddock era pieno di ospiti: è stato fantastico vedere il pubblico americano accogliere in modo così entusiasta la Formula 1. Non era così quando ho gareggiato io perché non c’era ancora molto interesse per la Formula 1 in America. Uno dei dettagli che credo tutti ricorderanno dello scorso anno sono stati i cappelli da cowboy di Pirelli sul podio: un’idea davvero originale…”.
Il circuito dal punto di vista degli pneumatici
Austin è uno dei pochi circuiti in calendario che si percorre in senso anti-orario, assieme ad Abu Dhabi, Corea, Singapore e Brasile.
La superficie della pista è abbastanza liscia. Tuttavia, con il passare del tempo, le superfici tendono a diventare generalmente più abrasive. Questo accade nel momento in cui il bitume in superficie si corrode, portando in superficie le piccole pietre di cui l’asfalto è composto.
Ci sono due settori che impegnano in modo particolare le gomme. Il primo è la Curva 1, dove le gomme devono fornire una trazione ottimale. L’altro punto critico è la Curva 11: qui il pilota inizia a frenare in modo brusco quando la vettura è già immessa in curva, creando una distribuzione delle forze sugli pneumatici non uniforme. Per questa curva è essenziale una mescola che garantisca un buon grip.
Le vetture correranno con set-up aerodinamico medio-basso, non dissimile da quello usato in passato per il GP di Turchia, a Istanbul, circuito che ha qualche punto in comune quello americano.
I tre piloti sul podio lo scorso anno (Lewis Hamilton, Sebastian Vettel e Fernando Alonso) hanno usato una strategia a una sosta, iniziando con le medie e terminando con le dure.
L’anno scorso è stato calcolato circa mezzo secondo di differenza di tempo sul giro tra le due mescole, quest’anno la differenza dovrebbe essere leggermente maggiore.
Barbara Premoli





