La McLaren ha messo subito la sua impronta sul fine settimana del GP d’Ungheria. Lando Norris e Oscar Piastri hanno occupato, in quest’ordine, le prime posizioni sia in FP1 che in FP2 e sono stati i soli a scendere sotto la barriera dell’1’16”: i migliori tempi della seconda sessione sono stati infatti 1’15”624 e 1’15”915. La Ferrari sembra confermarsi come seconda forza – Leclerc terzo in 1’16”023, Hamilton sesto in 1’16”329 – ma fra le due Rosse si è inserita in FP2 l’Aston Martin, con Lance Stroll quarto in 1’16”119 e Fernando Alonso (sostituito da Felipe Drugovich in FP1) quinto in 1’16”233.
Più della metà dei piloti ha già utilizzato un set di Hard: otto lo hanno fatto in FP1, tre in FP2. A non aver ancora montato sulla loro vettura la C3 sono stati Piastri, Norris, Leclerc, Hamilton, Verstappen, Antonelli, Russell, Colapinto e Gasly: un’indicazione piuttosto chiara sulla loro volontà di mantenere entrambi i set di Hard per la gara. Anche Alonso non ha usato la mescola più dura in FP2 ma lo aveva fatto il suo sostituto Drugovich nella prima sessione e, pertanto, lo spagnolo avrà solo un set di questa mescola per il prosieguo del fine settimana.
Simone Berra, Pirelli chief engineer: “Il ritorno a un weekend dal formato normale ci consente di avere molte più opportunità di raccogliere dati sul comportamento dei pneumatici, particolarmente importanti su un tracciato che è noto per il degrado termico piuttosto accentuato. Proprio le temperature sono state un fattore molto rilevante, soprattutto se confrontate a quelle registrate il venerdì dello scorso anno: il calo ha superato in alcuni momenti i 15° C in FP1 e i 10 °C in FP2. Temperature più fresche comportano una pista più veloce e così si spiega buona parte del progresso dei tempi da un anno all’altro – circa 2”7 nella prima sessione e circa 2”1 nella seconda – insieme, ovviamente, al progresso di prestazioni delle monoposto.
Non abbiamo avuto graining mentre il degrado termico è stato sostanzialmente in linea con le aspettative. Tutte e tre le mescole sono state utilizzate in vari long run e ciò ci ha permesso di vedere come anche la Soft non sia del tutto fuori gioco in un’ottica di gara asciutta. Sulla base di quanto visto, la doppia sosta appare nettamente l’opzione più efficace, con Medium e Hard – le due mescole sono risultate piuttosto vicine in termini di prestazione – che dovrebbero giocare il ruolo delle protagoniste”.


















