Ne abbiamo fatti tanti di casini insieme, ma oggi pomeriggio si è fermato tutto, Carlo. Sembrava solo una voce quando mi ha chiamato l’amico Paolo Filisetti. L’ha fatto perché voleva prepararmi. Volevo chiamarti perché non poteva essere e non potevamo restare nel dubbio. Intanto che parlavamo gli è arrivato un messaggio. Lì si è fermata la palla, a centrocampo. E il respiro è fermo da allora. Sto girando per casa, ho cercato le nostre foto, le facevamo sempre a Monza, ma niente, non ne salta fuori una che una. Non c’è nemmeno la caricatura che mi avevi fatto quando collaboravi a F1 Racing, eppure l’ho vista pochi giorni fa. E solo martedì eravamo alla conferenza stampa. Tu sempre di corsa, dovevi rientrare a casa, i problemi li conoscevo bene e anche per questo il legame era forte.
Quanto ridere in tanti anni… specie quando parlavamo della tua Roma e della mia Inter. E quando venivi in redazione, ti mettevi lì con la matita e poco dopo… un capolavoro! Come questa tavola fatta al volo per il 2002. Tutto naturale, per te era un gioco, per me magia. Ma la cosa peggio che ti ho combinato e che ricordavamo sempre era l’aereo nel Pirellone. Eravamo insieme quando successe e io: “Andiamo subito!”. E tu: “Sei pazza, non ci penso nemmeno!”. Il resto lo sappiamo io e te… Ma avevamo dato il meglio anche alla cena Ferrari facendo autografare al giovane Felipe un pistone, con Todt che lo metteva in guardia dai giornalisti italiani, e soprattutto da noi due, ridendo! Un pozzo di scienza, una memoria e una passione per le corse da paura. Scherzavamo sul fatto che gli anni passavano e gli acciacchi aumentavano per noi ragazzi del 63, che però guardavano sempre avanti. Guardo il tuo ultimo disegno, per la vittoria di Kimi di domenica. Chissà l’emozione che hai provato… Baffi! Che cosa faccio senza di te? Mi sembra di sentirti: “Premoli, con calma, abbiamo una certa età…“. Fa troppo male, anche sfogliare il nostro giornale e ripiombare in quegli anni, picchiare il muso contro il tempo che è passato. Impossibile che a dicembre non arrivi il tuo biglietto di auguri, quello che ogni anno ti chiamavo facendoti saltare i timpani: “Baffiii! Adesso è Natale!!!“. Oggi siamo in tanti, tuoi amici veri da decenni, ognuno nella sua bolla, in silenzio, a sbandare. Peggio del tuo Babbo Natale sulla neve con le slick. Ti voglio bene, Carlo.
Barbara















