È iniziato il conto alla rovescia per la Pikes Peak 2026, la gara in salita sulle montagne del Colorado, in programma per domenica 21 giugno 2026. Una gara con una storia singolare e affascinante, che parte agli inizi del XIX secolo, quando il tenente Zebulon Pike, incaricato da Thomas Jefferson di esplorare le Grandi Pianure, vide per la prima volta il Pikes Peak dalla parte orientale dell’odierno Colorado nel 1806. Avvicinandosi alla vetta, che si ergeva imponente dalle pianure, Pike giurò che quella montagna non sarebbe mai stata scalata da un uomo. Verso la metà del XX secolo, Pikes Peak era stata conquistata da avventurosi escursionisti e atleti provenienti da tutto il mondo, in auto, in moto, in bicicletta, in treno, a dorso di mulo, a cavallo e a piedi. La vista spettacolare dalla cima ispirò Katherine Lee Bates a comporre il celebre testo di “America the Beautiful” nel 1893.
Zebulon Pike non avrebbe mai potuto immaginare i veicoli o la corsa automobilistica che si sarebbero conclusi sulla cima della sua vetta poco più di un secolo dopo il suo primo avvistamento. Nel 1900 era già stata costruita una strada carrozzabile. Spencer Penrose, uno dei principali benefattori della città di Colorado Springs, comprese il potenziale turistico di un luogo così bello e nel 1915 completò la trasformazione della stretta strada in quella che è oggi la Pikes Peak Highway. Per pubblicizzare la nuova strada e attirare visitatori al suo Broadmoor Hotel, ebbe l’ida di organizzare una corsa automobilistica fino alla cima del Pikes Peak. La Pikes Peak Auto Hill Climb si tenne per la prima volta il 10, 11 e 12 agosto 1916, con Rea Lentz incoronato vincitore con un tempo di 20’55”600.
Per oltre un secolo, concorrenti, appassionati di corse e membri dei media di tutto il mondo si sono ritrovati a Pikes Peak, la “Montagna d’America”, per vivere l’emozione di una gara in salita senza eguali. La corsa parte dai 2.862 m di altitudine, e si sviluppa per una distanza totale di 19,99 Km, caratterizzati da 156 tra curve e impegnativi tornanti, per un dislivello di 1.439 m, con una pendenza media del 7% e punte massime del 10.5%. Il traguardo è a quota 4.300 m (per questo viene anche chiamata “Race to the Clouds”), dove la rarefazione dell’ossigeno rende ancora più difficile il tutto, sia da un punto di vista fisco che tecnico.
Nel corso degli oltre 100 anni di storia di questo evento, leggende dell’automobilismo hanno sfidato se stesse e le loro macchine contro la montagna. Famiglie di piloti americani provenienti da tutto il paese hanno dominato il percorso: nomi come Unser, Mears, Pastrana, Zwart, Vahsholtz e centinaia di altri. Anche concorrenti internazionali hanno lasciato il segno sulla Pikes Peak, tra cui Nobuhiro “Monster” Tajima, Ari Vatanen, Walter Rohrl, Michele Mouton, Rod e Rhys Millen, Sebastien Loeb e, più recentemente, Romain Dumas, che nel 2018 ha stabilito un nuovo record del percorso con il tempo di 7’57”148, un albo d’oro d’eccellenza a cui si è aggiunto Simone Faggioli, che nel 2025 vince la categoria “unlimited” e ottiene anche una fantastica vittoria nella classifica assoluta, diventando il primo italiano a vincere la Pikes Peak, al volante della sua NP01 Bardahl.
Interrotta solo durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, la corsa è oggi la seconda gara automobilistica più antica d’America. Il 21 giugno 2026, la “Corsa verso le Nuvole” celebrerà la sua 104ª edizione. Simone Faggioli sarà al via, insieme ad altri due piloti del suo team, unica presenza italiana alla Broadmoor Pikes Peak International Hill Climb 2026. Tre NP01 ATM Bardahl affronteranno le impegnative 156 curve di questa montagna: quella in gara con Faggioli è stata equipaggiata con un nuovo propulsore V6 biturbo sviluppato da ATM Motori in grado di performare al meglio nelle condizioni di una gara così estrema e singolare, mentre le altre due potranno contare su un motore biturbo Emap Le tre vetture saranno gommate Pirelli, la numero “55” sarà guidata da Simone Faggioli, mentre le altre vedranno al volante Diego Degasperi, pilota trentino alla sua seconda esperienza americana, e Franco Caruso, che realizza così un progetto sportivo coltivato da anni.




