Questo lavoro è passione e a volte un macigno. Scrivere di Michele oggi è dovuto, ma così strano. Chi lo conosce bene lo sa. Per un pilota il tempo è tutto, la differenza tra la pole e il secondo posto, tra la vittoria e la sconfitta. Il tempo è tutto anche per chi scrive. Ma la percezione del tempo è anche assolutamente personale e legato ai momenti, alle nostre vite, al nostro modo di essere. Il tempo vola e resta fermo. Venticinque anni, un quarto di secolo, sono o sembrano tanti. Per me un soffio. La differenza tra presenza e attesa. Non assenza, ma attesa. Quello che è stato da allora lo devo a te, Michele. A calci nel sedere mi hai obbligata a passare quel tornello, a tenere giù il piede, sempre. Il tempo è relativo. Tu ci sei tutti i giorni, ogni volta che mi metto alla scrivania, alzo la testa e vedo la tua foto e il tuo casco, ogni volta che mi metto al volante e i tuoi consigli di guida sono parte di me… oggi è solo un giorno come tutti gli altri. Da 25 anni. E chi ti vuole bene lo sa.
Barbara




