Al Salone di Ginevra del 1966, Alfa Romeo presentava una vettura destinata a diventare un’icona: la leggendaria “1600 Spider”, ovvero la “Duetto”, nome non ufficiale ma entrato nell’uso comune fin dal lancio. Il fascino dell’Alfa Romeo Spider non accenna a diminuire, come dimostra il successo del recente raduno, presso il Museo Alfa Romeo di Arese, con centinaia di Alfisti giunti da tutta Italia – e non solo – per celebrare insieme il sessantesimo anniversario. Per Alfa Romeo, il suo glorioso passato è un valore attivo e identitario, oltre che fonte di ispirazione continua per il futuro. È in questa prospettiva che opera “La Storia”, l’area del nuovo progetto di eccellenza BOTTEGAFUORISERIE dedicata alla preservazione, al restauro e alla valorizzazione del patrimonio del marchio italiano: un presidio di competenze artigianali e culturali che garantisce la continuità tra le vetture che hanno scritto la storia del Biscione e quelle che ne vergheranno le pagine successive.
Il Museo Alfa Romeo di Arese ha dedicato alla ricorrenza della Spider una giornata di celebrazioni, che si è tenuta domenica 19 aprile, con una parata degli esemplari più significativi e una conferenza su questa vettura iconica che ancora oggi è fra le più amate dagli Alfisti di tutto il mondo. Nel pomeriggio, inoltre, è stata inaugurata la mostra “Spider è Alfa Romeo”, che permetterà agli appassionati di esporre le proprie vetture all’interno del Museo fino a dicembre 2026. L’esposizione si articola in quattro fasi tematiche, ciascuna dedicata a una delle serie della Spider: da aprile a giugno sono protagoniste le “osso di seppia”; luglio e agosto saranno dedicati alla “coda tronca”; settembre e ottobre all'”aerodinamica”; fino a dicembre, infine, spazio alla quarta serie con l’ultimo restyling del 1990. Un programma emozionante, quindi, che trasforma il Museo in un luogo vivo e pulsante, dove la storia ufficiale del Biscione si intreccia con quella degli Alfisti e delle loro vetture, in un abbraccio collettivo tra memoria e passione.
A metà degli anni 60, la dirigenza di Alfa Romeo decise di dar vita all’erede della Giulietta Spider, un modello che aveva conquistato gli Stati Uniti incarnando una “different way of life”. L’obiettivo era ambizioso e venne affidato alla matita di Pininfarina, che aveva già firmato dieci anni prima la Giulietta Spider. Per la nuova vettura l’atelier torinese partì dalla meccanica della Giulia Sprint GT, con passo ridotto a 2.250 mm, e vennero preservate tutte le caratteristiche dinamiche – performance, accelerazione, ripresa e tenuta di strada – inclusi i contenuti meccanici di alto livello, come sospensioni anteriori indipendenti, cambio a 5 marce, trazione posteriore e quattro freni a disco.
L’abitacolo rispecchiava il layout tipico delle Alfa Romeo degli anni 60: volante a tre razze a calice, due strumenti di generose dimensioni davanti al guidatore, tre quadranti di diametro minore al centro della plancia, leva del cambio quasi orizzontale dalla manovrabilità eccezionale. La carrozzeria bassa e slanciata con frontale e coda arrotondati, presentava i paraurti in due parti per enfatizzare il tipico scudo Alfa Romeo al centro, mentre lungo le basse fiancate correvano larghe scanalature che modernizzano le linee. Il peso in ordine di marcia di soli 990 kg le consentiva di raggiungere la velocità massima di 185 km/h. Le motorizzazioni offerte si svilupparono nel corso degli anni, attorno al mitico quattro cilindri bialbero Alfa Romeo, declinato in quattro cilindrate: 1600 (1.570 cc), 1750 (1.779 cc), 1300 (1.290 cc) e 2000 (1.962 cc), con alimentazione a carburatori, a iniezione meccanica “Spica” e a iniezione elettronica.
La conferma più eloquente del fascino senza tempo della “Duetto” arriva dal mercato del collezionismo, dove questo modello continua a suscitare un interesse crescente e trasversale. Non è un caso che figuri tra le vetture più frequentemente affidate alle Officine Classiche di Torino nell’ambito del programma Alfa Romeo Classiche, segno inequivocabile di quanto i collezionisti tengano a restituire a questi esemplari la loro piena integrità originale. Il programma si articola in tre servizi distinti: il Certificato d’Origine, che ricostruisce la configurazione originale dell’esemplare specifico attraverso il numero di telaio, attestando anno di produzione, numero del motore e dettagli di carrozzeria e interni, nei limiti di quanto conservato in archivio; la Certificazione di Autenticità, che attesta l’originalità dell’esemplare e ne evidenzia il valore attraverso un rigoroso processo di ispezione tecnica e documentale — verifica degli archivi aziendali, analisi dei componenti meccanici ed estetici — con rilascio di un volume corredato da fotografie, documentazione tecnica e targa di certificazione; e infine, il Restauro che spazia dalla manutenzione ordinaria al ripristino completo secondo le specifiche originali di fabbrica, con la garanzia esclusiva di chi quelle auto le ha progettate, sviluppate e prodotte. Le Officine Classiche sono attive dal 2015 nell’ex Officina 83 di Mirafiori, in via Plava a Torino, dislocate su una superficie di circa 6.000 mq e attrezzata con ponti sollevatori, macchinari utensili specifici e una linea di finitura con una cabina dedicata alla verniciatura di singoli elementi.






















