Con il quarto round stagionale, il GP di Spagna, la MotoGP torna in Europa e lo fa per restarvi fino alla conclusione dell’estate. Come da tradizione, il Circuit de Jerez è il primo dei 4 tracciati spagnoli in calendario, nonché quello impiegato da più tempo: la prima edizione risale al 1987, un decennio prima del Circuit de Barcelona-Catalunya e del Circuit de Ricardo Tormo. In totale sono 40 i GP del Mondiale disputati a Jerez.
Secondo gli ingegneri Brembo che per l’11° anno di fila lavorano a stretto contatto con tutti i team della MotoGP, il Circuito de Jerez Angel Nieto da 4,423 km di lunghezza rientra nella categoria dei circuiti altamente impegnativi per i freni. In una scala da 1 a 6 si è meritato un indice di difficoltà di 4 grazie alle 11 frenate al giro per complessivi 33 secondi e mezzo, pari al 35% della gara. Tre frenate sono della categoria High, 4 sono Medium e altrettante Light. Le decelerazioni variano da 0,5 a 1,5 g a seconda delle curve.
La curva più dura del Circuito de Jerez Angel Nieto per l’impianto frenante è la 6, intitolata a Dani Pedrosa: le MotoGP passano da 295 km/h a 69 km/h grazie ad una staccata di 5,4 secondi, una delle 10 più lunghe del Mondiale in termini di tempo. I piloti esercitano un carico di 6 kg sulla leva del freno, subendo una decelerazione di 1,5 g mentre percorrono 254 metri e la pressione dell’impianto frenante raggiunge i 12,9 bar.
Il debutto della pinza radiale
Nel febbraio del 1998 la pista di Jerez ospitò i test privati della Aprilia 250. In quell’occasione sulla RSV 250 di Marcellino Lucchi fece il suo esordio la pinza ad attacchi radiali Brembo, la prima mai realizzata al mondo. Il responso fu subito positivo, tanto che nei giorni successivi nella sperimentazione furono coinvolti anche Loris Capirossi e Tetsuya, piloti della formazione ufficiale, e Valentino Rossi, portacolori del team clienti, ma all’interno della struttura ufficiale Aprilia. Tutti i piloti intuirono che la nuova soluzione tecnica restituiva loro una maggiore sensibilità in frenata, grazie ad una maggiore rigidezza della pinza. Rispetto alle pinze ad attacco assiale che dettavano legge la resistenza al momento torcente è notevolmente superiore, riducendo al minimo le deformazioni elastiche. I vantaggi in termini di performance ma anche di feeling furono enormi e da lì a poco Brembo iniziò a produrre le pinze radiali per la classe regina, l’allora 500, fissando il nuovo standard per gli anni a venire.
Loris in testa
Vent’anni fa, nel 2006, il Mondiale prese il via da Jerez: la Ducati fece doppietta in qualifica con Loris Capirossi in pole con 221 millesimi di vantaggio su Sete Gibernau e 462 millesimi sulla prima Kawasaki. Capirossi conservò la leadership al via e restò al comando fino alla bandiera a scacchi, rifilando 4 secondi di distacco al secondo. Dotata di dischi Brembo in carbonio da 320 mm, la Desmosedici GP6 sembrava pronta a conquistare il titolo, ma avrebbe dovuto attendere il 2007 e l’arrivo di Casey Stoner per aggiudicarsi il suo primo Mondiale.




