Chi scrive non sa quanto durerà l’Historic Minardi Day. Ovviamente speriamo sia ancora per anni presenza fissa nel calendario motoristico italiano. Ce lo auguriamo oggi, a pochi giorni dalla chiusura della decima edizione. Ce lo auguriamo perché in un mondo sportivo, mica solo di motori sia chiaro, dove l’evento è creato ormai più per super ricchi, influencer, tik toker, per inviti in base a quante interazioni social hai e non importa se nemmeno sai quante ruote ha una monoposto, weekend come quello appena trascorso permettono ancora alla gente normale di vivere il motorsport. Gente rispettosa che si emoziona quando l’Alfa di Depailler e Giacomelli viene accesa. Che può parlare con piloti, tecnici, giornalisti. Non è solo il rivivere momenti passati, ma vivere un presente umano, semplice e non iperbolico.
Se ci pensate è la gente normale che manda avanti la baracca pagando salatissimi biglietti, mica il VIP di turno invitato. È il tifoso che ormai non può manco più portarsi un panino nello zaino che ancora dà un senso al circo. È vero, VIP, star e starlette ci sono sempre stati e state, ma la sensazione oggigiorno è che se non hai un algoritmo da smuovere, un post da fare, una community da sollazzare, non vali nulla. Agli eventi come il Minardi Day invece l’unica cosa che va sollazzata è la propria passione. Quindi speriamo di ritrovarci ancora in futuro assieme in pista dove a cantare sono i motori e non un DJ da una consolle. Se il motorismo moderno ha paura di annoiare e ricerca se stesso in cose che con i motori non hanno nulla a che fare, quelli sbagliati non sono gli appassionati, troppo spesso bollati come noiosi trogloditi, ma chi il tendone del circo lo alza e gestisce lo show.
Riccardo Turcato




