Bambini nel Deserto ONLUS torna alla Dakar. L’organizzazione umanitaria italiana rilancia la propria presenza alla competizione più estrema e affascinante del motorsport mondiale. Nell’edizione 2026, l’adesivo di Bambini nel Deserto sarà orgogliosamente esposto sulla portiera dell’Iveco 190.30 4×4 del 1986 con i colori del team Gealife Motorsport, un equipaggio che porta con sé valori di sportività, solidarietà e passione per l’Africa.
“Tornare alla Dakar per noi significa rinnovare un impegno che va oltre lo sport”, dichiara Luca Iotti, presidente di Bambini nel Deserto. “Grazie alla partnership con Gealife Motorsport e alla straordinaria professionalità dell’equipaggio, possiamo portare l’attenzione su progetti concreti che cambiano la vita delle persone. La Dakar è sempre stata un simbolo di sfida e resistenza: valori che condividiamo pienamente nel nostro lavoro quotidiano. Nel silenzio infinito delle dune, il messaggio è chiaro: anche la corsa più estrema può portare speranza.”
Al volante del camion Iveco Giuseppe Francesco Simonato, affiancato dalla navigatrice professionista di origine senegalese Syndiely Wade e da Alex Sorbelli, responsabile dell’assistenza veloce in gara. Un team che incarna perfettamente lo spirito di questa partnership: competenza, determinazione e un legame profondo con il continente africano. Bambini nel Deserto sfrutterà la visibilità della Dakar per promuovere progetti solidali in Africa, come quello dedicato al supporto di una cooperativa agricola nell’area di Saint Louis, città che rappresenta uno dei luoghi più iconici della storia della Parigi-Dakar, essendone stato per anni lo storico punto di arrivo. Questo progetto è un esempio di come si articola la missione ventennale dell’associazione volta a promuovere lo sviluppo sostenibile, l’autosostentamento delle comunità locali e l’accesso all’istruzione e alle risorse nelle zone più fragili dell’Africa.
Nel 2004, tra i rombi dei motori e la sabbia del Sahara, sventolava per la prima volta il simbolo di Bambini nel Deserto sul camion d’assistenza del team composto da Paolo Barilla e Matteo Marzotto. Fu un momento di grande visibilità per la giovane organizzazione, che vide il proprio nome correre lungo le piste leggendarie del rally raid più duro del mondo. Negli anni successivi, il logo trovò posto anche sulla Honda XR650 del pilota reggiano Luigi Algeri, testimonianza di quanto sport e solidarietà possano condividere la stessa strada. Oggi, a distanza di oltre vent’anni, Bambini nel Deserto ritorna alla Dakar non solo per celebrare quel legame, ma per rilanciare con forza il proprio impegno: anche nel deserto, tra motori e polvere, c’è sempre spazio per la solidarietà.
















