La notizia da un amico. Carlo Sabbatini non c’è più. Stavo guidando, al semaforo mi sono fatta mostrare il telefono. No, è uno dei suoi scherzi del ca@@o! Io ho scritto ogni giorno dal 4 ottobre 2013, ogni maledetto giorno, anche quando sono mancati i miei. Oggi mi spengo. Perché non voglio crederci. Regolarmente verso sera arrivava il suo wapp: “Il suo critico cinematografico le consiglia di guardare sul canale X il film Y“, con dettagli su orario e breve sunto della trama (che poi gli scrivevo: “Ma se mi racconti come va a finire cosa lo guardo a fare?”.
Mi ricordo l’ultimo evento, “Sculpture in motion 2.0“, era il 2015, in Via Tortona, e noi due lì come bambini (altro che PR e giornalista) a guardare il movimento e ad ascoltare la musica. Ci siamo sentiti l’ultima volta il 20 ottobre. Il giorno del compleanno del suo papà Marcello. Avevo letto il suo post, intriso di amore, rispetto e nostalgia, e ho preso il telefono per due chiacchiere e raccontargli che scherzi mi faceva quando ero a F1 Racing. Abbiamo riso a crepapelle, gli ho detto che avevo i fax scritti a mano di Marcello che mi mandava per prendermi in giro e farmeli riscrivere e poi dovevo chiamarlo e leggerglieli e solo allora mi fava l’ok. Poi passavano 10 minuti, mi chiamava e mi prendeva in giro perché ogni mese cadevo in uno scherzo. Con Carlo tanta strada insieme, colleghi e amici, confidenti, da lui un consiglio non mancava mai e i momenti seri aveva il potere di stemperarli con una risata. Quando ci siamo salutati mi aveva promesso che prima di Natale sarebbe venuto da me in treno per una merenda: “Tu vieni a prendermi in stazione, ma mi raccomando con una macchina adeguata al mio status sociale molto elevato”. Carlo, sei riuscito nell’intento di superare il maestro, il tuo grande papà, hai fatto uno scherzo che non ci meritiamo. Ma stavolta non c’è proprio niente da ridere… Posso solo abbracciare fortissimo Alberto e tutti i tuoi cari e aspettare una tua chiamata, una risata e un “Barbarina, ma ci hai mica creduto davvero?”. Intanto so che te la ridi, perché sei riuscito a fermare la Premoli e il giornale…
Barbara
















