In questi giorni ricorrono i 30 anni dall’ultimo GP d’Australia svoltosi sul bellissimo tracciato di Adelaide. Da lì a pochi mesi, nel 1996, la Formula 1 si sarebbe spostata a Melbourne, per non lasciarla mai più.
Occasione perfetta per ricordare non solo il tracciato di Adelaide, appunto, ma anche la vittoria di Damon Hill che rimane a oggi storica, perché ottenuta con due giri di vantaggio sul secondo classificato, il francese Olivier Panis su Ligier. Era successo solo un’altra volta in precedenza, in Spagna nel 1969 con il vincitore Jackie Stewart. Pensate che, secondo le cronache dell’epoca, Hill era considerato lo sportivo inglese più pagato, con 3 milioni di sterline annue.
Terzo arrivò il nostro Gianni Morbidelli su Footwork Hart, che rese dolce la levataccia dei tifosi italiani. Il GP si correva alle 4 di mattina italiane, nessuno pensava di spostare gli orari per rendere accettabile la visione dei GP a chi era in altri continenti. Il terribile incidente di Mika Hakkinen durante le prove ci aveva fatto ritornare alla mente pensieri drammatici ancora troppo vivi nella mente di tutti con le ferite ancora aperte di un 94 terribile. Fu l’ultimo GP di F1 in cui si sentì rombare un V12, Ferrari ovviamente.
Delle otto vetture conteggiate al traguardo, al settimo posto figurava la Forti Corse di Pedro Diniz. Pensate, oggi che ormai prendono punti quasi tutti, cosa avrebbe voluto dire un punto per un team come quello italiano… Invece settimo allora non portava nulla al team e in quella stagione erano 14 le squadre schierate. Non parliamo dei motori, Ferrari V12, Mercedes V10, Renault V10, Yamaha V10, Mugen Honda V10, Hart V8, Ford Zetec V8, Ford ED V8, Peugeot V10. Un’altra epoca, un altro mondo. Forse la fine della F1 fin lì conosciuta.
Riccardo Turcato
















