Partito dalla pole, Max Verstappen ha vinto la Sprint ad Austin, conquistando punti preziosi per la lotta al Titolo, che valgono ancora di più per il doppio ritiro McLaren alla prima curva.
Dopo il contatto a Singapore, causato da Lando Norris, i due si sono messi fuori gioco subito dopo il via: Piastri ha tagliato all’interno, con Nico Hulkenberg, partito quarto con la Sauber, che si è trovato tra l’australiano e l’Aston Martin di Fernando Alonso. Piastri è finito contro Norris, con conseguente ritiro di entrambi e di Alonso, mentre Hulkenberg è rientrato ai box per cambiare l’ala. La safety car ha neutralizzato la gara, per permettere di rimuovere i detriti sparsi per tutto il primo settore. Alla ripartenza, al giro 6, Verstappen ha mantenuto il comando sulla Mercedes di George Russell. la Williams di Carlos Sainz e le Ferrari di Charles Leclerc e Lewis Hamilton. Chi ha guadagnato più posizioni in assoluto dall’incidente al via è stata la seconda Red Bull di Yuki Tsunoda, da 18° a settimo.
Nel giro 8 Russell ha tentato il sorpasso su Verstappen alla curva 12, facendolo finire fuori pista senza conseguenze. Nel frattempo Hamilton ha passato Leclerc (che al via è stato spettacolare, tenendo giù il piede e passando come niente fosse tra le macchine e i detriti alla curva 1) nel giro 9, unico cambio di posizione nella top 8 nei 19 giri della Sprint. Nel giro 16 Stroll è entrato in contatto con la Haas di Esteban Ocon, con ritiro di entrambi e di nuovo la safet car a congelare le posizioni, fino alla bandiera a scacchi, con Verstappen davanti a Russell e Sainz, seguito da Hamilton e Leclerc. Sesto Alex Albon a completare la gara positiva della Williams, seguito da Tsunoda. Ottavo e ultimo punto a Kimi Antonelli, grazie alla penalità di 10 secondi data a Ollie Bearman.
Abbiamo assistito a quello che doveva succedere prima o poi, a causa delle papaya rules che non possono funzionare a oltranza quando in gioco c’è il Titolo, mancano 6 gare alla fine del campionato e i due piloti non riescono a reggere la tensione: oggi Piastri e Norris ne escono peggio delle loro monoposto e non sono da meno Andrea Stella e Zak Brown. Perché le dichiarazioni dei quattro sono un’offesa all’intelligenza di chi ha visto cosa è successo. Dare la colpa di tutto a Hulkenberg è vergognoso. Cosa doveva fare? Volatilizzarsi? Brown gli dà del dilettante che non doveva essere lì? E alle 23.00 ci sono le qualifiche, troppo poco tempo per sgombrare la mente e fare ordine. Qualcosa non va, si percepiva da tempo nell’aria e oggi è esploso. Il modo migliore per lastricare l’asfalto a uno che la testa ce l’ha, almeno quanto il piede. Perché la macchina conta, ma nel bene e nel male è sempre il pilota a fare la differenza.
Barbara Premoli




























