Domenica è stata una giornata molto difficile per il paddock della F1, con la gara che si è svolta regolarmente dopo la morte del pilota di F2 Anthoine Hubert, avvenuta meno di 24 ore prima. Molti piloti, tra cui Pierre Gasly, George Russell, Esteban Ocon e Charles Leclerc erano suoi amici. “Da una parte ho realizzato il sogno che avevo da quando ero bambino. Ma prima di tutto ho perso un amico, non posso gioire completamente della mia prima vittoria“, ha detto Leclerc, che nel minuto di silenzio sulla griglia prima della partenza aveva abbracciato con commozione la mamma e il fratello di Hubert.
Ha faticato a tornare nell’abitacolo Daniel Ricciardo: “Ovvio che ieri sera mi sono chiesto ‘Ne vale davvero la pena?’. E’ il nostro lavoro, la nostra vita, ma è anche girare in tondo di continuo. Non penso che nessuno di noi volesse essere qui“. Nessuno dei suoi colleghi ha negato quella sua sincera dichiarazione, ma Lewis Hamilton ha aggiunto che i piloti hanno quella capacità unica di premere un pulsante e isolarsi: “Si tratta di separare le cose e andare avanti. Sali e fai il tuo lavoro“. Frédéric Vasseur, che conosceva bene Hubert essendo stato ex-team boss del 22enne, ha detto che ogni pilota sulla griglia deve poter affrontare la morte in modo differente: “Ci sono piloti che non vogliono correre e altri che vogliono farlo e andare avanti. Ci sono reazioni diverse e penso che debbano essere rispettate tutte“.
Come sempre in F1, dove ci sono molte personalità forti e molti giornalisti, le discussioni sulla morte di Hubert continueranno a lungo. Dopo l’incidente, Jacques Villeneuve ha detto che le velocità in F2 sono simili a quelle di quando correva lui in F2, ma la differenza secondo lui è che la resistenza del telaio non è altrettanto buona. Una fonte FIA ha detto ad Auto Motor und Sport: “I crash test per la F2 sono severi quasi quanto quelli della F1“. Ma è difficile immaginare di poter sopravvivere anche in F1 a un impatto come quello subito da Hubert. E poi molti hanno puntato il dito contro la sicurezza dell’Eau Rouge: “Potrebbe essere meglio stringere il primo settore“, ha detto l’ex-pilota Marc Surer. “In quel modo l’Eau Rouge tornerebbe a essere una curva. Adesso arrivoi in cima a tutta velocità e ti rendi conto del pericolo troppo tardi“.
Giuliano Alesi è stato coinvolto nell’incidente di sabato e suo padre Jean concorda con Villeneuve sul fatto che tutti i progressi nel campo della sicurezza fatti negli ultimi decenni hanno indotto i piloti a cullarsi in un falso senso di sicurezza: “Le vie di fuga in asfalto, i pneumatici, le barriere Tecpro, l’Halo. La rete perfetta della sicurezza. Al simulatore volano lungo la pista per 30 volte e a un certo punto si sentono invincibili“. Della stessa idea Alain Prost: “Se una macchina si ferma in mezzo alla pista e viene investita da un’altra, sei impotente anche sulla macchina più sicura. Abbiamo una generazione di piloti che pensano che a loro non possa accadere nulla“. Ma Prost ha aggiunto che non è corretto accusare il motorsport quando di rado succedono incidenti drammatici: “Quando qualcuno si fa male giocando a golf, non ho mai sentito qualcuno dire che il golf va bandito. E’ tremendo vedere quanti incidenti succedono nelle corse ippiche, ma non si sollevano le stesse critiche. Penso che il motorsport sia un bersaglio più facile“. Forse perché è più popolare e seguito di golf ed equitazione, caro Professore…
Redazione MotoriNoLimits
















