Un GP di Argentina che lascerà il segno, visti i nervosismi e gli incidenti che hanno caratterizzato tutto il weekend e che hanno quasi sempre avuto come protagonista Marc Marquez, culminati con il contatto e la caduta di Valentino Rossi. E va detta una cosa: probabilmente se Marquez avesse fatto cadere un altro il clamore sarebbe stato minore. Resta il fatto che lo spagnolo ne ha combinate tante, troppe, e molti prevedono sanzioni pesanti per lui in vista del prossimo GP tra due settimane ad Austin. Ma nelle sue dichiarazioni post-gara cui cerca di dare giustificazioni a quanto accaduto. E a noi sembra sincero, anche perché ammette gli errori commessi senza problemi, non cerca di nascondersi dietro a finte scuse.
I “valentiniani” non la penseranno nello stesso modo, ma noi non crediamo che un pilota ne colpisca intenzionalmente un altro, non sono dei cretini. Fuori di testa sì, ma cretini no. Ci sembra che tutta questa questione stia montando all’inverosimile e che sia partita una caccia a Marquez che ci ha fatto ripensare alla “caccia a Simoncelli“. Ricordate vero quando tutti davano contro al Sic accusandolo di essere pericoloso? Per poi piangere il campione e dichiarare al mondo quanto fosse grande e quanto fossero amici. Noi siamo contrari alla caccia alle streghe, a prescindere. C’è una Federazione, una Direzione Gara che devono prendere delle misure e che probabilmente ieri hanno commesso i loro begli errori. Per il resto, nel mondo del motociclismo “chi è senza peccato scagli la prima pietra”… non ci sembra sia un mondo di verginelle e tutti, prima o poi, commettono o hanno commesso errori. Incluso Valentino Rossi, in tanti anni di onorata carriera. Il non accettare le scuse, il non voler parlare, l’atteggiamento di Uccio non sono cose che ci si aspetta da uno come lui, anche perché rischiano di fomentare l’odio verso un pilota che ha sbagliato più volte nel weekend e l’ha ammesso. Sarà punti, come è giusti che sia, ma da qui a volerlo impiccare sulla pubblica piazza…
Marc Marquez: “E’ stata una gara difficile, in condizioni dure, con diverse cose da cancellare. Subito prima del via ho avuto un problema al motore, che si è spento. Ma questo lo analizzeremo poi. Ho alzato le mani ma non c’era nessuno. Sono riuscito a far ripartire la moto e poi ho guardato per vedere se c’erano degli input dai commissari, dato che non ero sicuro se, con la motoche andava ancora, dovessi andare al mio posto in griglia o tornare ai box. Un commissario ha alzato le mani e un secondo dopo ha fatto segno col pollice su, che ho interpretato che potevo restare. Quando ho visto il messaggio della penalità sul dashboadr, non ho capito perché ma ovviamente mi sono adeguato.
Poi ho cercato di spingere per recuperare e purtroppo ho commesso degli errori, il più grande penso sia stato quello con Aleix. Mi sono avvicinato più veloce di lui e non me ne sono reso conto. Ho cercato di fare il possibile per evitare il contatto ma purtroppo non ci sono riuscito. Ho visto la penalità e, per essere sicuro, ho ceduto due posizioni, non solo una, prima di ricominciare a spingere.
Con Valentino è stato diverso, dato che è stata una conseguenza delle condizioni della pista. Ho toccato una chiazza di bagnato, l’anteriore si è bloccato e ho lasciato i frenis, di nuovo cercando di fare il possibile per evitare il contatto. Quando è caduto mi sono scusato immediatamente. Era un incidente di gara, come era successo prima con Zarco e Dani, e poi con Petrucci e Aleix. E’ stata una domenica difficile. Ovviamente ho commesso degli errori, lo riconosco. Ma ne ha fatti anche la Race Direction sulla griglia e altri sono stati causati dalle condizioni difficili, ma di una cosa sono assolutamente certo: mai nella mia carriera ho intenzionalmente colpito un altro pilota“.
Barbara Premoli
















