Per il pilota della Force India Sergio Perez l’incidente di Jules Bianchi a Suzuka è “totalmente inaccettabile” e ha detto che i piloti di F1 sono uniti nel cercare risposte su come sia avvenuto. Parlando nel paddock di Sochi, il messicano ha detto che l’incidente era assolutamente evitabile e che le regole della safety car devono cambiare.
“E’ inaccettabile. Dobbiamo avere risposte dalla FIA su cosa è accaduto in questo tragico incidente. Dobbiamo essere sicuri che ci ascoltino. Vogliamo analizzare i singoli dettagli. é’ molto difficile. Sono qui ma in ogni istante nel subconscio penso al nostro amico Jules. Ciò che è successo a Suzuka è un grande choc per tutti noi. Per tutti quelli che vivono nel paddock della F1. Sei sempre consapevole del rischio, ma pensi sempre che non possa succedere a te, che non succederà. Ma quando vedi cosa è accaduto a un ragazzo che era lì con te domenica e che adesso non è qui – e che vive una situazione molto difficile – questo ti fa pensare e provare tante cose. Ecco perché noi piloti dobbiamo lavorare con la FIA per migliorare la sicurezza. Vogliamo chiarimenti sull’accaduto, tutti i piloti sono insieme e vogliamo sapere. La FIA sta portando avanti un’inchiesta quindi io e alcuni piloti vogliamo avere tutti i dettagli e come poteva essere evitato. Stiamo aspettando l’indagine. Vogliamo sapere – io voglio sapere – e stiamo aspettando l’esito”.

“Nessuno di noi può essere soddisfatto della sicurezza, perché c’è sempre qualcosa da migliorare. Non possiamo dormire sugli allori e quanto accaduto a Jules ne è la prova. Per il bene suo e della sua famiglia dobbiamo fare dei progressi in termini di sicurezza, partendo da quanto accaduto a Jules. Speriamo in futuro di non vedere mai più un incidente del genere in F1: un trattore e una macchina che gli va contro non è una cosa possibile. Non è accettabile”.
Perez ha anche detto che la safety car dovrebbe uscire appena si verifica un incidente, mentre al momento è a discrezione del Race Director Charlie Whiting.

“In futuro, quando ci sarà un trattore che sposta una macchina, dev’esserci la safety car, indipendentemente dalle condizioni, perché è sempre un rischio. Esponi i commissari, molta gente, quindi con un trattore in pista dev’esserci la SC. A qualcuno possono rompersi i freni, ci sono molti fattori imprevisti, e se c’è un mezzo è un grosso problema. Nessuo vuole che qualcuno sia esposto a quel rischio, dobbiamo prenderci cura dei commissari di pista”.

E ha anche detto cheè molto difficile controllare l’istinto di competizione dei piloti sotto bandiera gialla. “Da pilota, sai che devi mostrare alla FIA che alzi il piede, quindi lo fai, cerchi di farlo per dimostrare che stai rallentando. Ma dobbiamo ammettere che vogliamo alzarlo in meno possibile e passare il più rapidamente possibile in quella zona, pur mostrando di aver rallentato. Quindi è qualcosa che probabilmente in quelle condizioni non va e domenica erano molto difficili, quindi forse le bandiere gialle non sono bastate perché guidare era molto difficile. Penso che quella curva fosse la più difficile del circuito. Ricordo che in tuti i giri acceleravo e sapevo sempre quando arrivavo al punto dell’aquaplaning – c’era sempre– quindi appena arrivavo lì iniziavo a ridare potenza. Ma è stata la stessa situazione per tutta la gara e ovviamente quando la pioggia si è intensificata le cose sono peggiorate”.

Idee chiare, Sergio Perez, l’unico finora che abbia avuto il coraggio di esporsi e rompere quella cortina di silenzio che avvolge il paddock di Sochi e richiesta ai piloti dallo stesso presidente della GPDA Alex Wurz. Adesso speriamo che le risposte attese dal pilota della Force India e, a quanto pare da altri colleghi se non da tutti, arrivino, quanto prima.

Le proposte fatte da Perez sono logiche e ineccepibili e possono essere messe in atto fin da domani, senza bisogno di attendere riunioni al vertice della FIA. E l’ammissione di colpa sul comportamento dei piloti in regime di bandiera gialla è una bella confessione: chissà che adesso tutti, dopo quanto accaduto non riflettano prima di “imbrogliare”. Perché come ha detto Perez può sempre rompersi qualcosa e il gioco finire molto male. L’abbiamo visto tutti, purtroppo…
Barbara Premoli
















